6 Ottobre 2026
Pubblicato il volume “Mercato del lavoro in Puglia. Divari di genere occupazionali e retributivi”
Nella collana editoriale “I quaderni regionali di parità” è stato recentemente pubblicato il secondo volume a cura della Consigliera di Parità e della Sezione Statistica della Regione Puglia dal titolo “Mercato del lavoro in Puglia. Divari di genere occupazionali e retributivi”.
Il volume si divide in quattro sezioni, ciascuna dedicata a indicatori attinenti al divario di genere in Puglia, nel Mezzogiorno e Italia; all’analisi dei dati della rilevazione sulle forze di lavoro ISTAT; al benessere e alla sostenibilità per genere attraverso gli indicatori BES e SDGs ONU 2030 e, infine, all’analisi del divario retributivo di genere in Puglia.
L’analisi per genere delle forze di lavoro evidenzia differenze persistenti nella partecipazione al mercato del lavoro. I tassi di occupazione maschili risultano sistematicamente più elevati rispetto a quelli femminili in tutte le ripartizioni territoriali e lungo il periodo osservato, l’arco di tempo tra il 2018 e il 2025.
La disaggregazione per genere degli indicatori del dominio “Innovazione, ricerca e creatività” del rapporto BES (Benessere Equo e Sostenibile) mette in luce differenze persistenti nella partecipazione di uomini e donne alle attività di ricerca, innovazione e nei settori a maggiore contenuto tecnologico e creativo.
Per i lavoratori della conoscenza, le donne mostrano valori nettamente superiori agli uomini, passando dal 22,5% (2018) al 26,3% (2024), mentre gli uomini passano dall’11,4% al 12,7% nello stesso periodo. In generale, la presenza femminile, pur rilevante, risulta tuttavia più contenuta nei ruoli a più elevata qualificazione e responsabilità, con implicazioni in termini di valorizzazione del capitale umano e di accesso alle opportunità. Per quanto riguarda, invece, il dominio “Istruzione”, la disaggregazione degli indicatori per genere mostra come le donne presentino, in media, livelli di istruzione più elevati rispetto agli uomini, ma competenze numeriche inferiori. Il maggiore conseguimento dei titoli di studio secondari e terziari da parte delle donne, tuttavia, non si riflettono in modo pienamente proporzionale sugli esiti occupazionali, evidenziando una mancata corrispondenza tra risultati formativi e opportunità nel mercato del lavoro.
Il tema del divario occupazionale si traduce, a sua volta, in divario retributivo tra donne e uomini. Il Gender Pay Gap (GPG) calcolato sui soli lavoratori a tempo pieno del settore privato per la Puglia è pari al 10,5%. Tale valore è prossimo a quello registrato nel Mezzogiorno (9,7%) e risulta inferiore al divario osservato a livello nazionale (12,4%). È da sottolineare, tuttavia, come la misurazione del gender pay gap è sensibile all’unità di analisi: variando il livello di dettaglio, i risultati si discostano in modo significativo dal valore medio complessivo. Ad esempio, considerando le qualifiche professionali (il differenziale retributivo più elevato si osserva tra i dirigenti), le fasce d’età (l’andamento del gender pay gap per età non è lineare, anche se il divario tende a emergere e ad ampliarsi con l’avanzare dell’età), la tipologia contrattuale (il divario più elevato si registra tra i lavoratori con contratto a tempo determinato), i settori economici (i divari più consistenti si osservano in attività immobiliari; attività artistiche, sportive e di intrattenimento; attività finanziarie e assicurative).
Nel complesso, il rapporto presenta un framework statistico integrato a supporto delle politiche regionali, pensato per analizzare le principali dinamiche del mercato del lavoro pugliese in relazione a formazione, istruzione, divari salariali e differenze di genere.
Lo strumento, concepito come sistema di monitoraggio, fornisce evidenze utili per la programmazione e la valutazione delle politiche pubbliche.
Il volume “Mercato del lavoro in Puglia, divari di genere occupazionali e retributivi” è consultabile integralmente a questo link.
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